mercoledì 30 aprile 2014

Chi ha paura del senato elettivo?

Il Manifesto
29 aprile 2014 - 2 Commenti »
Massimo Villone


Aula SenatoDopo le dure — e meri­tate — cri­ti­che sul senato non elet­tivo, qual­cosa si muove sul fronte della riforma, in discus­sione nella com­mis­sione affari costi­tu­zio­nali. Da ultimo si parla di sena­tori eletti dai cit­ta­dini insieme ai con­si­glieri regio­nali, ma su listino sepa­rato, ovvero di sena­tori scelti dai con­si­glieri regio­nali nel pro­prio ambito.

In prin­ci­pio, riba­diamo che è un vol­gare imbro­glio far inten­dere che can­cel­lare la natura elet­tiva è scelta unica e indi­spen­sa­bile per supe­rare il bica­me­ra­li­smo pari­ta­rio. Si può fare in molti modi. La pro­po­sta di Renzi è inac­cet­ta­bile per­ché giunge al bica­me­ra­li­smo dif­fe­ren­ziato ucci­dendo poli­ti­ca­mente la seconda camera. Il che è par­ti­co­lar­mente grave nel momento in cui pesa sulla prima camera un sistema elet­to­rale pesan­te­mente distor­sivo della rappresentanza. Veniamo alle ultime pro­po­ste. Se di rime­dio si tratta, è inef­fi­cace.
Ecco una prima domanda: miglio­re­rebbe la qua­lità del ceto poli­tico chia­mato al seg­gio sena­to­riale? Ovvia­mente no.
L’elezione in senato non sarebbe il punto ter­mi­nale di un auto­nomo cur­sus hono­rum, ma un bene­fit annesso alla con­qui­sta del seg­gio in con­si­glio regio­nale. Con­di­vi­de­rebbe tutti gli ele­menti che hanno reso a livello regio­nale per­va­sivo un ceto poli­tico di bassa qua­lità, non certo alieno da cor­ru­zione e mala­po­li­tica, come testi­mo­niano le cro­na­che, anche giu­di­zia­rie. Quel seg­gio si con­qui­sta con voto di lista e pre­fe­renza (unica), e in larga parte del paese al costo di – a quanto si sus­surra – cen­ti­naia di migliaia di euro per la cam­pa­gna elet­to­rale. Da qual­che parte i quat­trini dovranno pur venire. Con il finan­zia­mento pub­blico azze­rato, chi avesse la ven­tura di capi­tare in senato avrebbe pro­ba­bil­mente molti conti da sal­dare. Con quali van­taggi per l’istituzione è facile capire.
Una seconda domanda: miglio­re­rebbe la rap­pre­sen­ta­ti­vità dell’istituzione senato? Cer­ta­mente no. La sele­zione dei sena­tori sarebbe comun­que assog­get­tata ai mec­ca­ni­smi di tra­sci­na­mento della mag­gio­ranza da parte del can­di­dato gover­na­tore vin­cente, e allo stra­vol­gi­mento pro­vo­cato dalle liste per­so­nali a suo soste­gno. Distor­sioni per­sino mag­giori dell’Italicum, som­mate secondo l’esito del voto in ogni regione. Che un simile senato sia nel com­plesso ade­rente agli equi­li­bri poli­tici effet­tivi del paese potrà essere solo un caso fortuito. È ben vero che il giu­di­zio va fatto sulle pro­po­ste scritte e defi­ni­tive. Dun­que, si vedrà. Intanto, riman­gono in piedi le apo­rie già illu­strate su que­ste pagine. Per­ché affi­dare a un simile senato fun­zioni come la revi­sione della costi­tu­zione, o la nomina di giu­dici della corte costi­tu­zio­nale? Quale effi­cace con­trollo potrebbe eser­ci­tare sul governo, che tiene con gli ese­cu­tivi regio­nali un paral­lelo cir­cuito di con­cer­ta­zione? E così via. Alla fine, per­ché tutto que­sto? Renzi non è uno sciocco.
Sotto l’apparenza di gio­va­ni­li­smo un po’ sem­pli­ciotto così bene raf­fi­gu­rata da Crozza tra­spare uno che sa quel che fa. Non può non capire che le pro­po­ste avan­zate peg­gio­rano la qua­lità della rap­pre­sen­tanza poli­tica nazio­nale e inde­bo­li­scono il par­la­mento, lad­dove la buona salute delle isti­tu­zioni richie­de­rebbe esat­ta­mente il con­tra­rio. La domanda ultima allora è: per­ché Renzi vuole un simile esito, tanto for­te­mente da impe­gnare la pro­pria soprav­vi­venza politica? Non basta dire che si can­cel­lano le inden­nità. Ormai è chiaro a tutti che è solo una fac­ciata. Non basta in un paese dove si spre­cano decine di miliardi ad opera del ceto poli­tico regio­nale e locale che si vuole ad ogni costo pro­muo­vere, e della cor­ru­zione che in esso si annida. Basta poi dire che il rispar­mio atteso è stato già annul­lato quando è scom­parsa — in qual­che stanza di Palazzo Chigi — la riforma dell’Aci e del Pra. Due le rispo­ste pos­si­bili.
La prima: Renzi ha un debito da pagare lui stesso, o vuole gua­da­gnare favori in un ceto poli­tico che vede come più omo­ge­neo e vicino alla sua lea­der­ship. Lasciamo che altri ela­bo­rino su que­sto punto, per­ché non ci piace il gos­sip.
La seconda: più debole è l’interlocutore par­la­mento, meglio è per Renzi. Una camera si azzera poli­ti­ca­mente, e l’altra si addo­me­stica col sistema elet­to­rale e con qual­che inter­vento sui poteri del governo in par­la­mento. Quel che basta per­ché nes­suno possa distur­bare il mano­vra­tore. Se la rispo­sta è que­sta, i pro­fes­so­roni par­ruc­coni hanno ragioni da ven­dere. Vogliamo ancora un senato elet­tivo. E non vogliamo si perda l’occasione di una seconda camera pie­na­mente rap­pre­sen­ta­tiva, visto che la prima non lo sarà. Che faranno i sena­tori? Sem­bra avvi­ci­narsi il sui­ci­dio col­let­tivo. Sono stati con­vinti da qual­che spi­ra­glio su un futuro ritorno al seg­gio? Che lascino la spe­ranza. È dif­fi­cile che par­la­men­tari abi­tuati da più legi­sla­ture alla inve­sti­tura per lista bloc­cata e volontà del prin­cipe pos­sano com­pe­tere in una ele­zione con lista e pre­fe­renza unica, che semina in ogni par­tito morti e feriti. Saranno ster­mi­nati. E fran­ca­mente, vista la inca­pa­cità di difen­dere l’istituzione — oltre che se stessi — con auto­nome rifles­sioni e pro­po­ste, non sen­ti­remo la loro man­canza. Il punto è che quelli di domani saranno peggiori.

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